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Una breve guida al patrimonio culturale e artistico di una delle zone più belle della Sicilia:


SEGESTA 

» Speciale: Il Teatro di Segesta 2005

La città elima di Segesta conserva uno dei più perfetti e meglio conservati templi di arte dorica ed un anfiteatro che si erge maestoso al centro di una ampia e suggestiva vallata che domina tutto il Golfo di Castellammare e composto da una cavea a semicerchio incassata parzialmente nella roccia, dove, nelle calde estati siciliane tornano a rivivere rappresentazioni teatrali che rievocano atmosfere di altri tempi. Ma Segesta era famosa anche per le sue terme, ancora oggi sfruttate, e di cui Diodoro Siculo narra che furono le ninfe a crearle per rendere più confortevole il riposo di Ercole. 

Sulle origine di Segesta e dei suoi abitanti si sa ben poco e diverse sono le leggende che parlano della sua fondazione. Virgilio la immagina fondata da Enea, che diede il nome di Aceste re di Erice, per lasciarvi i Troiani che non volevano più seguirlo nella sua impresa. Di certo Segesta fu il capoluogo politico degli Elimi grazie alla sua posizione strategica posta tra le città puniche delle coste settentrionali e occidentali. Fu eterna nemica di Selinunte, che aspirava alla conquista del suo emporio marittimo (Castellammare del Golfo) e contro la quale, nel 409 a.C. grazie all’aiuto di Cartagine, sferrò un attacco che portò alla distruzione della città. Ma l’amicizia con Cartagine scatenò le ire di Dionisio II, tiranno di Siracusa, che assediò la città nel 397 a. C., mentre nel 307 a.C., con il siracusano Agatocle, Segesta venne distrutta e i suoi abitanti, come racconta Diodoro, subirono le più atroci torture. 

Terminata “la punizione” Agatocle rifondò la città chiamandola Diceopoli ovvero “città della giustizia” o “della punizione”. Con l’avvento dei romani Segesta fu tra le prime città siciliane a sostenere Roma, in virtù di una comune discendenza dal “giusto figliuol d’Anchise”, e ciò le valse lo sgravo delle tasse, l’assegnazione di vasti territori e la dichiarazione di civitas immunis et libera. La caduta dei romani e le invasioni dei Vandali, dei Saraceni e diversi terremoti segnarono la scomparsa di Segesta che rimase nota solo per il tempio e il teatro. 

Il tempio: Alla pendici del monte Barbaro è situato il tempio, risalente presumibilmente all’ultimo trentennio del V° secolo a.C. tra il 430 ed il 420, edificato secondo i canoni dell’architettura dorica ed è costituito da uno stilobate (basamento) a tre gradini, da colonne con scanalate alte 9.36 metri, sei sulla fronte e quattordici sui lati, distanti tra loro 2,40 metri il cui fusto è composto da 10/12 rocchi. Al fine di correggere illusioni ottiche le colonne presentano un leggero rigonfiamento, raffinatezza riscontrabile anche nel Partenone di Atene. La struttura è sormontata da architrave e fregio con dei timpani sulla fronte, è a cielo scoperto priva di cella della divinità e manca di alcune rifiniture quali i blocchi dei gradini, non scalpellati, e gli abachi (elementi di forma quadrata su cui poggia l’architrave) risultano incompleti. La mancanza di rifiniture e la mancanza della cella, essendo i templi greci costruiti dall’interno verso l’esterno, smentisce l’ipotesi che l’edificio fosse rimasto incompiuto per qualche misterioso motivo. Si ritiene pertanto che si tratti di un peristilio pseudotemplare (volutamente a cielo aperto) innalzato per dare prestigio ad un culto locale non greco. 

L’anfiteatro: L’anfiteatro è sito a circa 400 metri s.l.m. sulle pendici settentrionali del Monte Barbaro e, a differenza degli altri edifici di questo tipo, è rivolto verso nord probabilmente per godere dello stupendo panorama che abbraccia il mare e i monti Erice, Bonifato ed Inici. La sua costruzione presumibilmente risale al IV secolo a.C., la sua cavea semicircolare, di 63 metri di diametro delimitata da un robusto muro di contenimento, è costituita da venti gradinate scavate nella roccia e spartite in sette cunei digradanti verso l’orchestra a forma di U. Quest’ultima era dotata di un passaggio sotterraneo che consentiva agli attori di comparire improvvisamente sulla scena. La scena, purtroppo giunta ai giorni nostri mutilata, era costituita da un sontuoso edificio a due piani delimitato da due muri laterali ornati con figure di Pan e decorata, nella parte anteriore, da due telamoni.

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