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Una breve guida al patrimonio culturale e artistico di una delle zone più belle della Sicilia:


GIBELLINA

In seguito alla distruzione totale della vecchia Gibellina dopo il terremoto del 1968, il paese è stato ricostruito a 18 chilometri di distanza dal vecchio paese. La nuova Gibellina è adesso localizzata su un terreno pianeggiante in prossimità di importanti assi di collegamento (autostrada e linea ferroviaria). 

La ricostruzione,che è avvenuta dopo lunghi anni di disagi e difficoltà nell'inferno delle baraccopoli, ha introdotto gli abitanti entro un universo completamente diverso da quello a loro noto. È una città giardino, pensata e costruita come quintessenza del "moderno", caratterizzata dall'ampiezza delle strade, dalla grande distanza tra le abitazioni e tra queste e le vie. 

La struttura urbanistica è caratterizzata prevalentemente dall'alternarsi di strade carrabili e pedonali, con case a schiera dotate di piccolo giardino. Lasciandosi alle spalle la Stella, bisogna seguire la strada in salita che scorre alla destra di Gibellina per raggiungere la prima tappa della visita, costituita dalle Case Di Stefano, una masseria acquistata dall'amministrazione comunale e restaurata ad arte dagli architetti Marcella Aprile, Collovà e La Rocca. L'imponente complesso, prodotto di un'antica cultura contadina, è sede di istituzioni culturali e universitarie e residenza di artisti e studiosi ospiti della città. Accanto, ricostruito con minuzia, il Giardino degli Odori, un lembo di terra destinato alla coltivazione di quegli arbusti e piante profumati così cari al nordico Goethe.

Dalle Case Di Stefano, posta tra il verde leggermente in alto rispetto a Gibellina, il viaggiatore può dare una prima occhiata d'insieme alla città distesa con le sue ali da farfalla. Si può già decifrare il tracciato dei viali, delle piazze e delle strade che, per scelta dell'amministrazione portano tutte nomi di illustri siciliani, politici come Napoleone Colajanni e Luigi Sturzo, Finocchiaro Aprile e Nunzio Nasi, racchiusi dal Viale dei Vespri Siciliani, letterati e artisti come Antonello da Messina, Serpotta, Scarlatti, Bellini, Federico De Roberto, Vitaliano Brancati, Salvatore Quasimodo e Tomasi di Lampedusa, fino ai grandi padri della cultura antica, Empedocle, Archimede.

A Gibellina, al contrario di tutti i paesi e le città d'Italia, non ci sono strade dedicate a Santi o a Eroi. Anche la decisione di ricordare, come in un grande e vivente libro di storia, le radici della propria cultura dall'antichità ad oggi appare anomala rispetto alla burocratica toponomastica degli altri centri, piccoli e grandi, del nostro Paese.

Lasciandosi alle spalle l'antico baglio Di Stefano, il viaggiatore che penetra nel centro urbano attraverso il viale degli Elimi, non potrò non soffermarsi di fronte al Palazzo Di Lorenzo, una singolare e intrigante casa-museo, che nel cortile conserva la facciata di un antico edificio della vecchia Gibellina. Il palazzo, a prima vista appare impenetrabile, come molte altre opere che illustrano ed enfatizzano la nuova città. È una costruzione quadrata, in pietra biondo-oro, che si anima intensamente nelle giornate di sole come fosse una creatura vivente. All'interno, da un lato la facciata del vecchio palazzo e dall'altro una sorta di camminamento che sale al piano superiore per formare un accogliente spazio espositivo ma anche un punto di osservazione aperto sul paesaggio circostante. Palazzo, galleria, scultura geometrica di grandi proporzioni, memoria del passato, appuntamento con il futuro: questo in una sintesi approssimativa l'opera di Francesco Venezia che, soltanto in una condizione "magica" come quella di Gibellina poteva essere realizzata.

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